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Data di pubblicazione: 17/06/2024
Due questioni sul DM 66: corso svolto da più formatori e "identità" tutor/discente...
Per il PNRR Formazione del personale scolastico per la transizione digitale nelle scuole statali (D.M. 66/2023) la mia Istituzione scolastica ha previso n. 3 Laboratori...
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Data di pubblicazione: 18/06/2024
Una docente svolge l'attività di giudice onorario presso il tribunale: va richiesta l'autorizzazione?
I G.O.T. (così come i V.P.O.), sono magistrati onorari, il cui incarico ha una durata temporanea e si caratterizza per l'inesistenza di un rapporto di impiego e di subordinazione. In giurisprudenza (cfr Cassazione, Sez. Un., 21 febbraio 1991, n. 1845) è stato chiarito che la posizione del magistrato onorario non è riconducibile, neppure astrattamente, né al rapporto di impiego privato, né a quello pubblico. Il Consiglio di Stato, con parere del 23 maggio 2012 n. 2466, ha ritenuto che l’incarico di vice procuratore onorario (VPO), in considerazione delle indennità per esso previste, si configura come incarico retribuito e come tale è sottoposto all’obbligo di preventiva autorizzazione dell’attività extraistituzionale ex art. 53 D.Lgs. 30 marzo 2001 n. 165. La circolare del Ministero della Giustizia del 18 marzo 2021 ha così precisato "Il Decreto Legislativo 13 luglio 2017 n. 116, che disciplina la riforma organica della magistratura onoraria, ha previsto, in astratto, la compatibilità dell’incarico di magistrato onorario con lo svolgimento di attività lavorative o professionali, come si desume dall’articolo 1 del medesimo decreto, il cui terzo comma così recita: “L'incarico di magistrato onorario ha natura inderogabilmente temporanea, si svolge in modo da assicurare la compatibilità con lo svolgimento di attività lavorative o professionali e non determina in nessun caso un rapporto di pubblico impiego. Al fine di assicurare tale compatibilità, a ciascun magistrato onorario non può essere richiesto un impegno complessivamente superiore a due giorni a settimana. Ai magistrati onorari sono assegnati affari, compiti e attività, da svolgere sia in udienza che fuori udienza, in misura tale da assicurare il rispetto di quanto previsto dal presente comma”. Ferma restando la competenza del Consiglio Superiore della Magistratura per tutto quanto attiene lo status del magistrato, anche onorario, ai fini del rilascio della necessaria autorizzazione, gli interessati dovranno indicare, nella relativa istanza, l’ufficio di espletamento delle funzioni onorarie, la retribuzione annua complessiva (prevista o presunta), l’impegno settimanale/mensile in media richiesto. Gli uffici (nella persona del Dirigente o, in mancanza, del Capo dell’ufficio), dove, invece, gli interessati sono assegnati a prestare servizio quali pubblici dipendenti, dovranno inoltrare le istanze di autorizzazione di quest’ultimi, esprimendo il proprio parere circa l’insussistenza o meno di situazioni, anche potenziali, di conflitto di interessi delle funzioni onorarie con l’attività istituzionale, circa l’assenza o meno di pregiudizi o detrimenti allo svolgimento e alla funzionalità dell’attività degli uffici nonché in ordine alla compatibilità o meno con l’orario di servizio. In ogni caso, al perdurante svolgimento di funzioni giudiziarie onorarie non potrà conseguire automaticamente la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale, restando al contrario tale opzione vincolata ad un’attenta valutazione delle scoperture e in genere della complessiva situazione dell’Ufficio in cui si presta servizio, acquisito comunque il parere dell’Ufficio medesimo, (anche in considerazione delle rilevantissime criticità da cui hanno preso le mosse le procedure di reclutamento per titoli e prova orale disciplinate dal decreto-legge n. 34 del 2020)". La Cassazione, con la Sentenza del 14/04/2023, n.10080, ha affermato che la figura del magistrato onorario, non diversamente da quella di qualsiasi funzionario onorario, si è sempre caratterizzata per l'esistenza di un rapporto di servizio con attribuzione di funzioni pubbliche, mancando gli elementi essenziali dell'impiego pubblico, quali la scelta del dipendente di carattere prettamente tecnico - amministrativo effettuata mediante procedure concorsuali (che si contrappone, nel caso del funzionario onorario, ad una scelta politico - discrezionale), l'inserimento strutturale del dipendente nell'apparato organizzativo della P.A. (rispetto all'inserimento meramente funzionale del funzionario onorario), lo svolgimento del rapporto secondo un apposito statuto per il pubblico impiego (che si contrappone ad una disciplina del rapporto di funzionario onorario derivante pressoché esclusivamente dall'atto di conferimento dell'incarico e dalla natura dello stesso), il carattere retributivo, perché inserito in un rapporto sinallagmatico, del compenso percepito dal pubblico dipendente (rispetto al carattere indennitario e di ristoro delle spese rivestito dal compenso percepito dal funzionario onorario), la durata tendenzialmente indeterminata del rapporto di pubblico impiego (a fronte della normale temporaneità dell'incarico onorario). Tali caratteristiche del servizio onorario hanno anche in passato giustificato la conclusione che esso non è prestato nell'ambito di un rapporto di lavoro, né di carattere subordinato né di carattere autonomo, così restando al di fuori dell'ambito di applicazione degli artt. 35 e 36 Cost.. Pertanto, l'esercizio delle funzioni di viceprocuratore onorario non è riconducibile ad un rapporto di lavoro di natura subordinata con il Ministero della Giustizia, ma ad un rapporto di servizio onorario con attribuzione di funzioni pubbliche, mancando gli elementi essenziali dell'impiego pubblico, quali la scelta del dipendente di carattere prettamente tecnico-amministrativo effettuata mediante procedure concorsuali, l'inserimento strutturale del dipendente medesimo nell'apparato organizzativo della P.A., lo svolgimento del rapporto secondo un apposito statuto per il pubblico impiego, il carattere retributivo del compenso e la durata tendenzialmente indeterminata del rapporto stesso. Conclusivamente, allo stato attuale, ferma restando la necessità di autorizzazione, le assenze per attività di giudice onorario dovranno essere imputate agli istituti contrattuali o di legge sussistendone i requisiti (ferie, permessi non retribuiti per motivi personali, aspettativa etc). Nel caso di specie, dal momento che viene precisato che la docente fattura al tribunale con partita iva ricevendo una indennità per ogni udienza che svolge si ritiene che l'attività vada ricondotta all'esercizio di libera professione ai sensi dell'art. 508 comma 15 del D.Lgs. n. 297 del 1994 per la quale la docente dovrà chiedere la relativa autorizzazione.
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Data di pubblicazione: 18/06/2024
Un docente presenta le dimissioni anticipate per assumere l'incarico di professore associato presso un'Università: TFR o TFS?
Il TFR è disciplinato dal D.P.C.M. del 20 dicembre 1999 e dall’art. 2120 del Codice Civile e con il D.P.C.M. 2 marzo 2001, pubblicato nella G.U. n. 118 del maggio 2001, sono state apportate modifiche ed integrazioni al D.P.C.M. 20/12/1999 concernente il trattamento di fine rapporto e l’istituzione dei fondi pensione dei dipendenti pubblici. In particolare il nuovo Decreto differisce al 1° gennaio 2001 la data – prima fissata al 31/05/2000 – a decorrere dalla quale il personale assunto nella Pubblica Amministrazione a tempo indeterminato è obbligatoriamente assoggettato al regime di T.F.R. Pertanto il personale della scuola interessato al regime del TFR, sono coloro: - che alla data del 30/5/2000 aveva un contratto a tempo determinato in essere; - che sono stati assunti a tempo determinato dopo il 30/5/2000; - assunto a tempo indeterminato dopo il 31/12/2000. Tanto sopra premesso, è evidente che al docente in questione, il MEF ha sicuramente applicato il regime TFR. Infatti come indicato nella nota dell'Università "Il TFR maturato dall'interessato per i servizi svolti precedentemente al 1^ ottobre 2021 sarà liquidato contestualmente al TFS alla cessazione dal servizio da parte dell'Istituto di Previdenza". Per quanto concerne l'inserimento dell'ultimo miglio TFR è possibile solo se il MEF invierà il flusso di agosto 2024 con l'indicazione del tipo servizio "Servizio non utile". Se invece il MEF non invierà il flusso relativo alla cessazione, si consiglia l'invio, all'Università, del TFR1 cartaceo come indicato nel messaggio Inps n. 1645 dell'8 maggio 2024.
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Data di pubblicazione: 21/06/2024
Un dipendente, già con invalidità, chiede di usufruire anche di permessi L. 104 per assistere il fratello...
Nella nostra scuola abbiamo un collaboratore scolastico che usufruisce di n. 3 giorni di permesso al mese previsti dalla Legge 104/92 per invalidità personale...
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Data di pubblicazione: 18/06/2024
Dipendente con inidoneità permanente e assoluta: nelle more del provvedimento di risoluzione del rapporto può chiedere le ferie?
L'art. 8 del DPR 171 del 2011 prevede che, nel caso di accertata permanente inidoneità, psicofisica assoluta al servizio del dipendente, l'amministrazione previa comunicazione all'interessato entro 30 giorni dal ricevimento del verbale di accertamento medico, risolve il rapporto di lavoro e corrisponde, se dovuta l'indennità sostitutiva del preavviso. Quindi, il dirigente (la competenza è infatti del dirigente scolastico trattandosi di atto di gestione del rapporto di lavoro e non di provvedimento di natura disciplinare), acquisito il verbale della CMV (ora la competenza è dell'INPS), qualora si attesti l’inidoneità fisica permanente e assoluta al servizio deve predisporre il provvedimento di risoluzione del rapporto di lavoro per inidoneità e il provvedimento di liquidazione dell’indennità di preavviso. La formulazione della norma è poco chiara ma il termine di trenta giorni si ritiene che sia da considerare quale termine entro il quale il dirigente risolve il contratto. L'INPS, con la circolare n. 33 del 2012, per quanto concerne i propri dipendenti, ha precisato che "l’Istituto, previa comunicazione all’interessato, entro trenta giorni dal ricevimento del verbale di accertamento medico, risolve il rapporto di lavoro con provvedimento del Direttore generale e corrisponde all’interessato l’indennità di mancato preavviso". Quindi il termine di 30 giorni si intende dal ricevimento del verbale. Precisiamo che il termine di 30 giorni è il periodo massimo entro il quale il DS deve provvedere presupponendo quindi che la risoluzione deve essere posta in essere nel minor tempo possibile e all'interno del limite massimo di 30 giorni in questione. Ne consegue che, nelle more del provvedimento, il dipendente dovrà essere collocato in malattia (stante il giudizio di inidoneità permanente ed assoluta al servizio) ma non potrà richiedere le ferie. Ribadiamo, ad ogni modo, quanto detto sopra e cioè la necessità di porre in essere celermente il provvedimento di risoluzione.
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Data di pubblicazione: 17/06/2024
Nomina commissione orario: la votazione deve avvenire a scrutinio palese o segreto?
La formulazione dell’orario delle lezioni costituisce un adempimento gestionale-organizzativo: in quanto tale rientra nelle attribuzioni specifiche del dirigente scolastico (D.Lgs. 165/2002, art. 25, comma 2), ferme restando le competenze del consiglio di istituto nella deliberazione dei “criteri” e del collegio nella deliberazione delle “proposte”. Ordinariamente il dirigente delega la formulazione della proposta a uno o più docenti tra quelli da lui individuati come collaboratori ai sensi dell’art. 25, comma 2, del citato D.Lgs. 165/2001 o come coadiutori previsti dalla legge 107/2015 (art. 1, comma 83). Nella scuola di cui al quesito vige la prassi o è stata accolta la proposta di rimettere la formulazione dell’orario a una commissione eletta dal collegio. E venendo al quesito specifico, trattandosi di votazione che riguarda persone, la votazione deve avvenire a scrutinio segreto (D.Lgs. 297/1994, art. 37, comma 4). Stessa cosa per qualsiasi votazione riguardante persone.
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Data di pubblicazione: 19/06/2024
Un docente richiede l’assegnazione alle classi prime a tutela di motivi di malessere psico-fisico e per meglio garantire la continuità didattica in caso di sua assenza...
Dinanzi a quello che la dipendente lamenta come un “crescente malessere psico-fisico” e a motivi di salute – non meglio precisati – che, comunque, la costringerebbero ad assentarsi anche nel corso del prossimo anno scolastico, a prescindere dall'assegnazione effettuata, si ritiene che il dirigente scolastico/datore di lavoro non abbia altra alternativa che inoltrare domanda di accertamento dell’idoneità psicofisica all’INPS. In vista dell’adempimento dell’obbligo di tutelare l'integrità psicofisica della lavoratrice, in uno – come ben sottolineato nel quesito – con la necessità di garantire il diritto allo studio degli studenti, si suggerisce di procedere come segue: - le assenze frequenti, unite alle affermazioni presenti nella nota inoltrata per PEC, fanno propendere per la sussistenza di “condizioni fisiche che facciano presumere l'inidoneità fisica permanente assoluta o relativa al servizio” (art. 3, c. 3, lettera c) D.P.R. n. 171/2011). Ciò impone al dirigente la richiesta di vista medico-collegiale, anche perché le attività di potenziamento fanno parte a tutti gli effetti della funzione docente, al pari delle attività di insegnamento, come reso evidente dai commi 11 e 12 dell’art. 43 CCNL comparto “Istruzione e ricerca” 2019-2021 Ciò significa che il semplice svolgimento di dette attività – non accompagnato da nessun’altra condizione ambientale particolare, additata come stressogena – non deve, di norma, risultare generativa di alcun malessere psicologico nel docente. Se ciò accade, vuol dire che lo svolgimento delle mansioni ordinariamente riconducibili al profilo professionale del docente risulta psicologicamente insostenibile. Il che, con tutta evidenza, richiede un accertamento circa l’idoneità al servizio; - se la visita medico-collegiale non interviene prima dell’avvio delle attività didattiche, è opportuno che il dirigente assegni la docente alle classi prime – nell’ottica di minimizzarne l’asserito disagio – ma può al contempo valutare di disporne la sospensione cautelare ex art. 6 D.P.R. n. 171/2011 poiché – come detto – il malessere affermato dalla medesima radica nello svolgimento di mansioni ordinariamente proprie del profilo. Peraltro, la sospensione cautelare nelle more della visita medico-collegiale comporterebbe la possibilità di sostituirlo con continuità nelle classi, eliminando la criticità che si è prodotta nel corso del presente anno scolastico; - se la visita medico-collegiale interviene prima dell’avvio delle attività didattiche, il dirigente disporrà di (ulteriori) elementi per valutare se assegnare la docente ad attività di potenziamento in tutto o in parte oppure se assegnarlo interamente ad attività di insegnamento. Infatti, se la visita medico-collegiale non rileva alcuna inidoneità – neppure relativa – non vi sarà motivo per non procedere serenamente nella direzione che si ritiene tuteli maggiormente gli studenti. Ovviamente, a fronte dell’asserito malessere da parte di uno o più dipendenti, come nel caso di specie, è sempre opportuno curare di rilevare e valutare periodicamente lo stress lavoro-correlato, come del resto richiesto dalla normativa a tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro. Infatti, se la visita medico-collegiale non rileva alcuna inidoneità e la valutazione dello stress correlato non rivela alcuna condizione di rischio, si ritiene che la docente non abbia alcun diritto di pretendere una certa assegnazione della cattedra. In altri termini, la sua richiesta potrà essere liberamente apprezzata dal dirigente senza tema di incorrere in una qualche forma di responsabilità; - se invece la visita medico-collegiale rileverà un'inidoneità relativa, il dirigente – nel disporre l’assegnazione – dovrà tenere conto del giudizio dell’INPS.
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Data di pubblicazione: 17/06/2024
Esame di idoneità alla classe 1^ della scuola secondaria di I grado: quali docenti devono fare parte della commissione?
L'esame di idoneità è volto a verificare l'acquisizione di competenze e conoscenze riferite al percorso effettuato e quindi ai traguardi di apprendimento previsti per l'istruzione primaria, Peraltro il DM 5/2021 è molto chiaro in merito: ...Per gli esami di idoneità alle classi di scuola primaria e alla prima classe di scuola secondaria di primo grado la commissione è composta da due docenti di scuola primaria ed è presieduta dal dirigente scolastico o da suo delegato... (cfr articolo 3 comma 5 DM 5/2021). Si ritiene quindi che la Commissione debba essere formata dai docenti della scuola primaria.
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Data di pubblicazione: 19/06/2024
La modifica dell'orario scolastico prevede un rientro pomeridiano in meno: l'amministrazione comunale contesta, avendo affidato il servizio mensa per un triennio...
Il nostro IC, in particolare il consiglio di istituto, ha deciso di modificare l’orario scolastico delle scuole primarie per l’anno 2024-25, passando da due/tre rientri...
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Data di pubblicazione: 18/06/2024
La finanziaria xxxx chiede per conto di un dipendente della scuola la compilazione e la sottoscrizione dell’ALLEGATO E (determinazione parere positivo) relativo ad un finanziamento per un prestito con una quota mensile di Euro xxx,00 per xx rate. Si precisa che il dipendente ha già sul cedolino dello stipendio la ritenuta mensile di Euro xxx,00 con scadenza 20xx per cessioni del quinto dello stipendio e di euro xxx,00 per prestito sempre con la Finanziaria xxx che verrà riassorbito dal nuovo prestito di € xxx,00, come da dichiarazione della stessa finanziaria. La Finanziaria suindicata inoltre dichiara che il totale delle operazioni rientra nel 40% dello stipendio. Il contratto di finanziamento prevede: TAN x,x00% - TAEG x,xx% - TEG x,xx%. Considerate le varie circolari della RTS che precisano che l’Amministrazione di appartenenza deve effettuare dei controlli in merito alla sussistenza di determinati requisiti per il rilascio alla Finanziaria dell’ “Allegato E” che deve essere sottoscritto dal Dirigente Scolastico, si chiede se è regolare il finanziamento proposto da xxxx al dipendente e se il Dirigente può firmare la determinazione parere positivo. Stipendio percepito dal docente lordo euro x.xxx,xx – lordo al netto delle ritenute previdenziali e assistenziali euro xxxx,xx. Si resta in attesa di un riscontro e si porgono cordiali saluti.
Riprendendo precedenti risposte ad analoghi quesiti, si rappresenta che il M.I. (ora M.I.M.), con la Nota 2 luglio 2021, n. 12546, ha trasmesso la Nota n. 158151 del 1° giugno 2021, con la quale il MEF - Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato, ha fornito ulteriori delucidazioni sulla delegazione convenzionale di pagamento (artt. 1269 e ss. c.c. e D.P.R. 5 gennaio 1950, n. 180) richiesta dai dipendenti delle Istituzioni scolastiche. In particolare, il MEF-RGS, in parziale rettifica di quanto in precedenza sostenuto dal MEF-Dipartimento dell’Amministrazione Generale del Personale e dei Servizi - Direzione Sistemi informativi e dell’Innovazione, e di cui il M.I. aveva già dato conto con la precedente nota prot. AOODGPER 14671 del 10/05/2021, ha chiarito che la c.d. determinazione positiva, da rilasciare per la delegazione di pagamento a valere sulle competenze stipendiali, compete all’Amministrazione di appartenenza del dipendente, da individuarsi, nel caso specifico del personale della scuola, nell’Istituzione scolastica. Ripercorriamo le varie tappe inerenti alla questione dei controlli sulle delegazioni di pagamento. Il M.I., con la Nota n. 14671 del 10 maggio 2021, in riferimento alle diverse richieste di intervento formulate da singole Istituzione scolastiche in ordine ai controlli da assolvere in occasione di delegazioni convenzionali di pagamento (art. 1269 e ss. c.c. e D.P.R. 5 gennaio 1950, n. 180), per cui fa istanza il personale dipendente in servizio presso le medesime, aveva trasmesso alcuni chiarimenti rilasciati dal MEF - Dipartimento dell’Amministrazione Generale del Personale e dei Servizi - Direzione Sistemi informativi e dell’Innovazione. In particolare, la DSII aveva chiarito che l’istanza di delegazione di pagamento per contratto di finanziamento presentata dal dipendente alle Istituzioni scolastiche per l’autentica della sottoscrizione deve essere, dal punto di vista dei contenuti, conforme all’allegato “E”, riportato nella circolare RGS n. 2/2015. Il predetto allegato è uno tra i documenti necessari per istruire le pratiche di delegazione di pagamento da inviare alle Ragionerie Territoriali dello Stato di competenza. Nella pratica, ricorrono casi in cui il testo dell’istanza presentata è diverso da quello riportato nella circolare RGS n. 2/2015 e include diciture che pongono in capo all’Amministrazione di appartenenza del dipendente accertamenti e determinazioni in merito alla sussistenza dei requisiti previsti dalle circolari RGS n. 1/2011, n. 30/2011 e n. 2/2015. La DSII aveva convenuto che: “Tale adempimento, di fatto, non può essere espletato dalle Istituzioni Scolastiche perché non dispongono degli strumenti utili per effettuare le verifiche richieste dalle circolari citate. Tali verifiche, infatti, possono essere effettuate esclusivamente dall’ufficio ordinante della spesa (Ragioneria Territoriale dello Stato di competenza) che gestisce la partita stipendiale”. Nella citata Nota veniva precisato quanto segue: “La differenza contenutistica riguarda l’inclusione della dicitura “Determinazione positiva in merito ai requisiti previsti dalle circolari RGS n. 1/2011, n. 30/2011 e n. 2/2015”, la cui sottoscrizione viene messa in capo all’Amministrazione di appartenenza del dipendente. Tale adempimento, di fatto, non può essere espletato dalle Istituzioni Scolastiche perché non dispongono degli strumenti utili per effettuare le verifiche richieste dalle circolari citate. Tali verifiche, infatti, possono essere effettuate esclusivamente dall’ufficio ordinante della spesa (Ragioneria Territoriale dello Stato di competenza) che gestisce la partita stipendiale”. Con la nuova Nota del 1° giugno 2021 n. 158151 la RGS ha ritenuto, invece, che solo l’Amministrazione di appartenenza, dove il dipendente presta servizio, è in possesso di un grado di conoscenza adeguata dello stesso, in termini di requisiti soggettivi e situazione personale, tale da permettere una valutazione idonea della domanda di delegazione convenzionale di pagamento anche con riferimento alla sostenibilità finanziaria della stessa, e che quindi il rilascio della c.d. determinazione positiva compete all’amministrazione di appartenenza del dipendente, da individuarsi, nel caso specifico del personale della scuola, nell’Istituzione scolastica. Si ricorda che la circolare 2 del 2015 precisa che pervenuta l’istanza di delegazione l’Amministrazione di appartenenza del dipendente, procede agli adempimenti di propria competenza, quali, in via esemplificativa, la verifica dell’esistenza dei requisiti soggettivi dell’istante, il rispetto delle clausole previste nella convenzione in essere, l’osservanza dei limiti di coesistenza e consistenza della somma oggetto di delegazione con la situazione stipendiale del dipendente. In particolare, dovranno essere verificati i seguenti elementi: - il tasso effettivo globale medio-TEG (talora indicato, impropriamente, anche TEGM) praticato dall’istituto finanziario non deve superare il tasso medio indicato nel decreto - adottato ogni trimestre, a norma dell’articolo 2, comma 1, della Legge 7 marzo 1996, n. 108, dal MEF - recante la rilevazione dei tassi di interesse effettivi globali medi ai fini della legge sull’usura. Si ricorda che il tasso, oltre il quale si configura l’usura, non può essere mai superiore a otto punti percentuali del TEG di riferimento e si determina aggiungendo quattro punti percentuali al medesimo TEG aumentato di un quarto; - la quota oggetto della delegazione non può eccedere il venti per cento dello stipendio netto, salvo ipotesi del tutto eccezionali, debitamente motivate e documentate, da autorizzare espressamente dall’Amministrazione di appartenenza del dipendente; - il concorso di una cessione del quinto dello stipendio e di altre delegazioni di pagamento non può, in ogni modo, comportare una riduzione dello stipendio, al netto delle ritenute fiscali e previdenziali, superiore alla metà; - l’esistenza di una garanzia per la restituzione del finanziamento idonea alla copertura dei rischi elencati all’articolo 32 del d.P.R. n. 180/1950 (morte del dipendente prima che sia estinto il debito; cessazione dal servizio del dipendente, per qualunque causa), ferma restando la possibilità che la convenzione escluda l’obbligatorietà di tale garanzia ed entrambe le parti contraenti mostrino espressamente di essere consapevoli delle conseguenze sul contratto di finanziamento rivenienti dal verificarsi di uno degli eventi indicati dall’anzidetto articolo 32. La citata Circolare della RGS, relativamente ai limiti posti all’attivazione della delegazione convenzionale, precisa quanto segue: - la quota totale delegabile non può superare un quinto dello stipendio mensile al netto delle ritenute di legge a titolo previdenziale e fiscale (articoli 5 e 65 del D.P.R. n. 180/1950); - in caso di concorso della delegazione convenzionale con la cessione del quinto dello stipendio – per la quale il soggetto finanziatore beneficiario del pagamento abbia la garanzia dell’INPS o sia egualmente assicurato presso altri istituti – o con le delegazioni legali (pagamento di quote di prezzo o di pigione di alloggi popolari, ecc.), il totale delle somme trattenute non può, ordinariamente, superare il quaranta per cento dello stipendio mensile, al netto delle ritenute di legge a titolo previdenziale e fiscale, salvo casi straordinari che l’Amministrazione di appartenenza del dipendente è chiamata a valutare, fornendo uno specifico e motivato assenso (articolo 70 del D.P.R. n. 180/1950 e articolo 66 del D.P.R. 28 luglio 1950, n. 895). Corre l’obbligo di sottolineare che il rilascio dell’assenso, necessariamente esplicito, in questi casi deve ritenersi vincolato all’effettiva sussistenza di situazioni del tutto eccezionali e straordinarie. Infine, presupposto per l’attivazione della delegazione convenzionale di pagamento è l’esistenza, a monte, di una convenzione tra l’Amministrazione e i soggetti interessati nella quale, tra i vari aspetti, deve risultare specificato l’onere amministrativo posto a carico dei delegatari, unitamente alle modalità di versamento e ai consequenziali obblighi. A carattere generale, le convenzioni, oltre a contenere i dati e gli elementi idonei ad identificare univocamente le parti contraenti (denominazione, sede, codice fiscale, e, per i delegatari, numero di partita IVA, se posseduto, numero d’iscrizione ai pertinenti albi/registri) e le persone legittimate alla sottoscrizione, dovranno evidenziare esplicitamente la loro durata e il divieto del rinnovo tacito, nonchè disciplinare compiutamente la facoltà di recesso. Va da sè che le convenzioni devono tendere a ricomprendere un numero elevato, o comunque significativo, di dipendenti, non potendo ridursi alla cura dell’interesse di pochi beneficiari. Inoltre, le convenzioni dovranno prevedere che: - in caso di riduzione dello stipendio, anche a seguito delle trattenute per recupero di crediti erariali, ai sensi dell’articolo 3 del regio decreto-legge 19 gennaio 1939, n. 295, convertito dalla legge 2 giugno 1939, n. 739, ovvero di trattenute operate d’ufficio per morosità, in virtù delle previsioni recate dagli articoli 60, 61 e 62 del D.P.R. n. 180/1950, o comunque di trattenute effettuate in base ad altre disposizioni di legge o per provvedimenti dell’autorità giudiziaria, la quota stipendiale derivante dalla delegazione convenzionale continua ad essere trattenuta, purchè al delegante sia garantita la spettanza di metà dello stipendio netto, calcolata prima della riduzione; - l’Amministrazione non risponde in alcun modo nel caso di inadempienza nei confronti del delegatario o del delegante per cause non imputabili all’Amministrazione stessa; - per quanto non disciplinato dalla convenzione, si applicano le prescrizioni di legge e, in particolare, i limiti recati dal D.P.R. n. 180/1950 nonchè le disposizioni dettate per la cessione del quinto dello stipendio, in quanto compatibili; - il delegatario assume l’obbligo di versare gli oneri amministrativi nella misura e secondo le modalità determinate dall’Amministrazione, nonchè in aderenza alle indicazioni contenute nella presente circolare anche per quanto attiene agli aggiornamenti degli oneri stessi; - nel caso dell’esistenza di una delegazione convenzionale in corso per il rimborso di un finanziamento ricevuto dal dipendente, l’Amministrazione darà seguito ad una nuova delegazione convenzionale soltanto dalla prima rata utile successiva a quella di ricezione dell’attestazione sull’avvenuta estinzione del debito dante causa alla precedente delegazione e sull’avvenuta somministrazione del nuovo finanziamento. Pervenuta l’istanza di delegazione, l’Amministrazione di appartenenza del dipendente procederà agli adempimenti di propria competenza, quali, in via esemplificativa, la verifica dell’esistenza dei requisiti soggettivi dell’istante, il rispetto delle clausole previste nella convenzione in essere, l’osservanza dei limiti di coesistenza e consistenza della somma oggetto di delegazione con la situazione stipendiale del dipendente. In particolare, dovranno essere verificati i seguenti elementi: - il tasso effettivo globale medio - TEG (talora definito anche TEGM) praticato dall’istituto finanziario non deve superare il tasso medio indicato nel decreto – adottato ogni trimestre, a norma dell’articolo 2, comma 1, della legge 7 marzo 1996, n. 108, dal MEF – recante la rilevazione dei tassi di interesse effettivi globali medi ai fini della legge sull’usura. Si ricorda che il tasso, oltre il quale si configura l’usura, non può essere mai superiore a otto punti percentuali del TEG di riferimento e si determina aggiungendo quattro punti percentuali al medesimo TEG aumentato di un quarto (tassi secondo trimestre 2024 - Banca Italia https://www.bancaditalia.it/media/comunicati/documenti/2024-01/cs_rilevazione_trimestrale_antiusura_29032024.pdf ); - la quota oggetto della delegazione non può eccedere il venti per cento dello stipendio netto, salvo ipotesi del tutto eccezionali, debitamente motivate e documentate, da autorizzare espressamente dall’Amministrazione di appartenenza del dipendente; - il concorso di una cessione del quinto dello stipendio e di altre delegazioni di pagamento non può, in ogni modo, comportare una riduzione dello stipendio, al netto delle ritenute fiscali e previdenziali, superiore alla metà; - l’esistenza di una garanzia per la restituzione del finanziamento idonea alla copertura dei rischi elencati all’articolo 32 del D.P.R. n. 180/1950 (morte del dipendente prima che sia estinto il debito; cessazione dal servizio del dipendente, per qualunque causa), ferma restando la possibilità che la convenzione escluda l’obbligatorietà di tale garanzia ed entrambe le parti contraenti mostrino espressamente di essere consapevoli delle conseguenze sul contratto di finanziamento rivenienti dal verificarsi di uno degli eventi indicati dall’anzidetto articolo 32. Quanto ai controlli sulle delegazioni convenzionali perfezionate, gli stessi attengono principalmente al rispetto della garanzia posta a tutela del dipendente circa la percezione di almeno la metà dello stipendio netto. Allegate alla circolare vi sono delle FAQ di cui ne riportiamo alcune utili ai fini del controllo. "12. La trattenuta stipendiale operata in virtù di una delegazione convenzionale di pagamento può concorrere con altre trattenute, quali, ad esempio, la cessione del quinto o un’altra delegazione? In linea generale, sì. Ovviamente, non devono essere superati i limiti previsti, secondo cui, salvo ipotesi eccezionali, le trattenute scaturenti da delegazioni convenzionali di pagamento non possono eccedere il venti per cento dello stipendio netto. Ad ogni modo, al dipendente deve essere garantita la conservazione di metà dello stipendio in godimento prima della riduzione, per cui, qualora detto limite non potesse essere rispettato per il concorso di altre trattenute, la quota relativa alla delegazione convenzionale deve essere pertinentemente diminuita e, se del caso, anche azzerata. In presenza di più trattenute stipendiali in essere, però, allo scopo di tutelare il dipendente da eccessivi indebitamenti, l’Amministrazione valuterà con rigore la presentazione di un’istanza di delegazione convenzionale di pagamento. 13. Il sopravvenuto pignoramento o sequestro a valere sullo stipendio può avere un’incidenza sulla misura della trattenuta operata per una delegazione convenzionale di pagamento? Nell’ipotesi di sopraggiunto pignoramento o sequestro, mentre non si hanno effetti sulla eventuale cessione del quinto, la trattenuta per una delegazione convenzionale di pagamento può essere ridotta, allorchè non sia garantita al dipendente la fruizione di almeno la metà dello stipendio netto. Nel caso, poi, esistano più trattenute in base a diverse delegazioni convenzionali di pagamento (ad esempio, per una polizza assicurativa e per un contratto di finanziamento), si procederà, di regola, a ridurre prima la trattenuta inerente al contratto più recente. Sul punto, si espone che, nelle statuizioni delle convenzioni-tipo, è fatta salva per l’Amministrazione, che non assume alcuna responsabilità al riguardo, la possibilità di non adempiere – o di adempiere parzialmente – all’impegno assunto nei confronti del delegatario in ragione di fatti dipendenti da azioni giurisdizionali. 32. Come si calcola il limite del tasso d’interesse oltre il quale si configura l’usura? Sino al 13 maggio 2011, a norma dell’art. 2, comma 4, della legge n. 108/1996, il limite oltre il quale i tassi sono considerati sempre usurari si ricavava aumentando della metà il TEG risultante dal decreto ministeriale, adottato a norma del precedente comma 1, relativamente alla categoria di operazioni finanziarie in cui il credito è compreso. Nel caso di specie, dunque, il tasso soglia di usura è determinato aumentando della metà il TEG inerente alla categoria “Altri finanziamenti alle famiglie e alle imprese”. Con effetto dal 14 maggio 2011, il menzionato art. 2, comma 4, della legge n. 108/1996 è stato modificato dall’art. 8, comma 5, lettera d), del decreto-legge n. 70/2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 106/2011. In base alla modifica introdotta, il tasso di usura non può mai essere superiore a otto punti percentuali del TEG di riferimento e si determina aggiungendo quattro punti percentuali al medesimo TEG aumentato di un quarto. In pratica, per valori del TEG pari o superiori a sedici punti percentuali, per verificare il tasso di usura, va semplicemente aumentato il valore di otto punti percentuali, mentre per valori inferiori a sedici punti percentuali occorre operare un aumento del TEG di un quarto e sommare al risultato ottenuto ulteriori quattro punti percentuali. 34. In presenza della cessione del quinto dello stipendio e di un piccolo prestito, è possibile attivare una delegazione convenzionale di pagamento per un contratto di finanziamento? Ordinariamente no. Fintantochè sono attive le contemporanee trattenute per la cessione del quinto dello stipendio e del piccolo prestito, di norma, non è possibile assentire anche una delegazione convenzionale di pagamento per un contratto di finanziamento. In proposito, si sottolinea che, ad ogni modo, al dipendente deve essere garantita la conservazione di metà dello stipendio netto. Allo scopo di tutelare il dipendente da eccessivi indebitamenti, in simili casi, l’Amministrazione valuterà con estremo rigore la presentazione di un’istanza di delegazione convenzionale di pagamento. 35. Nel caso di cessione del quinto dello stipendio e di pignoramento in essere, può essere assentita una delegazione convenzionale di pagamento per un contratto di finanziamento? Ordinariamente no. Infatti, salvo casi marginali (pignoramento per importi minimi, in termini relativi, dello stipendio; ricorrenza di condizioni eccezionali per giungere a trattenute sino alla metà dello stipendio), è da ritenere che, pure se la misura massima delle trattenute consentita dalla legge non è stata raggiunta, evidenti ragioni di tutela del dipendente e di cautela suggeriscono, in presenza di una cessione del quinto e di un pignoramento, di non dar corso all’eventuale istanza di delegazione convenzionale di pagamento per un contratto di finanziamento". Quindi, alla luce della nuova posizione assunta dalla RGS, il Ministero dell’Istruzione ha chiarito che la c.d. determinazione positiva, da rilasciare per la delegazione di pagamento a valere sulle competenze stipendiali, compete all’Amministrazione di appartenenza del dipendente, da individuarsi, nel caso specifico del personale della scuola, nell’Istituzione scolastica. Il riferimento è quindi alla competenza sulla determinazione positiva fermo restando che detto adempimento presenta poi nel merito numerose complessità in quanto il DS spesso non è nelle condizioni di espletare tutti i controlli necessari ai fini della suddetta determinazione. L'ultima nota del MEF sopra citata fa esplicito riferimento al possesso di un grado di conoscenza adeguata della situazione del dipendente, in termini di requisiti soggettivi e situazione personale, tale da permettere una valutazione idonea della domanda di delegazione convenzionale di pagamento anche con riferimento alla sostenibilità finanziaria della stessa. Ebbene se oggettivamente la valutazione in questione è possibile (come parrebbe nel caso in trattazione) il DS dovrà procedere ai controlli di cui sopra; se ciò non è possibile, fermo restando la competenza in via generale del DS alla determinazione positiva ai fini della delegazione, la suddetta determinazione non potrà essere rilasciata. D'altra parte l'art. 1269 cc precisa che il terzo delegato per eseguire il pagamento non è tenuto ad accettare l'incarico, ancorché sia debitore del delegante. Entrando quindi nel dettaglio tecnico del quesito, ferme restando le autonome valutazioni e determinazioni del Dirigente Scolastico, siamo del seguente avviso: 1. Occorre, preliminarmente, verificare il rispetto dei limiti imposti dalla norma, appurando che il totale dei prestiti (cessione + finanziamento = 635 euro) non superi il 40% dello stipendio netto in busta paga ( stipendio al netto delle ritenute fiscali e previdenziali e non solo al netto delle ritenute previdenziali/assistenziali, come indicato nel quesito) e che il solo finanziamento (314 euro) non superi il 20% del medesimo stipendio netto 2. Il TEG applicato (8,63%) dalla finanziaria pare rientrare nei tassi effettivi globali medi (TEGM), rilevati ai sensi della legge 108/96, e tassi soglia validi per il secondo trimestre 2024. 3. Previa verifica dei limiti di cui al precedente punto 1, il finanziamento proposto da AGOS al dipendente parrebbe regolare ricorrendo l’ipotesi “di concorso della delegazione convenzionale (€ 314,00) con la cessione del quinto dello stipendio (€ 321,00) – per la quale il soggetto finanziatore beneficiario del pagamento abbia la garanzia dell’INPS o sia egualmente assicurato presso altri istituti – o con le delegazioni legali (pagamento di quote di prezzo o di pigione di alloggi popolari, ecc.), il totale delle somme trattenute non può, ordinariamente, superare il quaranta per cento dello stipendio mensile”
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Data di pubblicazione: 18/06/2024
Servizio bar in scadenza: alcune questioni legate alla richiesta di proroga avanzata dall'attuale concessionario...
Il quesito copre una mole così vasta di nozioni che costringe ad una risposta sintetica per punti. Senza sacrificare il livello di dettaglio, si risponde ai quesiti nell’ordine nel quale sono posti: 1. No, e comunque non a queste condizioni. La norma che disciplinava la negoziazione delle condizioni di concessione era nel cd. Decreto Rilancio (D.L. 34/2020, art. 28 bis), ma è stata ignorata da gran parte delle Istituzioni Scolastiche. Ed anzi, gli operatori economici hanno spesso ottenuto nuove condizioni (maggior durata, minor canone o altro) sulla base di trattative del tutto svincolate dal procedimento allora vigente. Fortunatamente, non abbiamo notizia di contestazioni di tali provvedimenti, probabilmente anche perché ritenuti di minor valore da parte degli operatori; 2 e 3. Sì, sulla base di un meccanismo di cui abbiamo parlato più volte. L’art. 23 della legge comunitaria n. 62/2005 ha soppresso la disposizione della legge n. 537/1993 che prevedeva la facoltà di rinnovare i contratti di fornitura di beni e servizi, consentendone solo la “proroga” per il tempo necessario alla stipula dei nuovi contratti a seguito di espletamento di gare ad evidenza pubblica, a condizione che: - la proroga non superasse i sei mesi; - il bando di gara venisse pubblicato entro e non oltre novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge in questione. La norma aveva un’evidente connotazione eccezionale, e fungeva da ponte transitorio fra due momenti storici molto diversi, nei quali il “prima” era rappresentato da un vuoto normativo che conduceva all’esistenza di fornitori “eterni” della Pubblica Amministrazione, in regime di dubbia trasparenza e assente concorrenza, mentre il “dopo” preludeva all’attuale sistema di rigorosa selezione del contraente in dimensione di evidenza pubblica e trasparenza della scelta amministrativa. Se il divieto di rinnovo dei contratti pubblici aveva ogni ragione di assurgere a principio generale, così non era – almeno dal dato letterale – per la proroga concessa al fine di “mettersi a regime”: ciò malgrado, anche oggi i Tribunali Amministrativi Regionali individuano nell’art. 23 L. 62/2005 la fonte del potere della Pubblica Amministrazione di disporre una proroga del contratto. Così per esempio il T.A.R. Lombardia, Brescia, Sez. II – sent. 490/2015: “Il principio del divieto di rinnovo dei contratti di appalto scaduti, stabilito dall'art. 23 l. 18 aprile 2005 n. 62, ha valenza generale e preclusiva sulle altre e contrarie disposizioni dell'ordinamento; il predetto divieto esprime un principio generale, attuativo di un vincolo comunitario discendente dal Trattato CE (che, in quanto tale, opera per la generalità dei contratti pubblici), mentre la semplice proroga può essere accordata per un tempo predeterminato e limitato, oltre, ad essere prevista ab origine negli atti di gara e viene esercitata in modo espresso e con adeguata motivazione”. Dalla sentenza citata – come da molte altre, come T.A.R. Abruzzo, L’Aquila, Sez, I - sent. 150/2015 – emergono i tratti attuali, per così dire, di un istituto assente dalla normativa ma generato dalla prassi e progressivamente “adottato” dalla giurisprudenza. 4. Corretto, ai sensi dell’art. 187 D.Lgs. 36/2023; 5. Sì, ed è anche previsto dal Quaderno n. 2 (edizione giugno 2022, pag. 23). La confusione in materia nasce anche dal fatto che ogni ente locale sembra muoversi per conto proprio, soprattutto fra le province. Come suggerito dal Quaderno, sembra quindi il caso di rispettare le indicazioni degli enti locali, per quanto le abbiamo sempre ritenute non vincolanti.
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Data di pubblicazione: 17/06/2024
Alunna in istruzione parentale assente alle prove degli esami conclusivi il primo ciclo di istruzione: come procedere?
Il comma 5 dell’articolo 14 del DM 741/2017 prevede il rilascio di un attestato di crediti formativi per gli alunni assenti alle prove degli esami conclusivi il primo ciclo di istruzione; si ritiene però che tale fattispecie si riferisca ad alunni che abbiano frequentato la scuola e per i quali il percorso formativo abbia consentito alla scuola di acquisire elementi per elaborare tale attestato. Il caso illustrato nel quesito si riferisce ad una diversa fattispecie, quella di una famiglia che abbia optato per l’istruzione parentale. In merito a ciò, l’articolo 23 del D.Lgs 62/2017 contiene una specifica previsione: 1. In caso di istruzione parentale, i genitori dell'alunna o dell'alunno, della studentessa o dello studente, ovvero coloro che esercitano la responsabilità genitoriale, sono tenuti a presentare annualmente la comunicazione preventiva al dirigente scolastico del territorio di residenza. Tali alunni o studenti sostengono annualmente l'esame di idoneità per il passaggio alla classe successiva in qualità di candidati esterni presso una scuola statale o paritaria, fino all'assolvimento dell'obbligo di istruzione. Appare evidente che tale obbligo debba applicarsi anche agli esami finali, per cui gli esercenti la responsabilità genitoriale che non garantiscono la presenza agli esami finali sono da considerare inadempienti rispetto all’obbligo di istruzione Si consiglia pertanto di: - Comunicare ai genitori l’obbligo di presentarsi agli esami per non incorrere nell’ipotesi di elusione dall’obbligo e la richiesta di presentare idonea documentazione per programmare gli esami, eventualmente anche in una sessione suppletiva e con prove differenziate e/o ridotte - Convocare un GLO per verificare, in base alla documentazione in possesso della scuola o a quella che i genitori potranno presentare, quali prove potrebbero essere previste per il caso specifico - In caso di mancato riscontro da parte dei genitori, segnalare il caso al Sindaco del Comune di residenza per la vigilanza sull’obbligo di istruzione.
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Data di pubblicazione: 20/06/2024
Un parere su una richiesta di accesso a tutte le verifiche dell’anno svolte da un alunno...
La richiesta di accesso avanzata da un genitore ottenere copia di tutte le verifiche dell’anno svolte dal figlio va adeguatamente motivata, rappresentandone l’interesse concreto e attuale e non la mera curiosità. Non basta, a tal fine, neppure il desiderio generico del genitore all’archiviazione personale delle verifiche per sostenere un interesse che deve essere qualificato per imporre alla PA un carico di lavoro aggiuntivo come quello cui si espone per poter ostendere la consistente mole di documenti richiesti. La richiesta del file PDF anziché della copia cartacea, riduce certamente il contributo da richiedere per l’accesso, cionondimeno vanno addebitati i diritti di ricerca e collazione. Sul punto l’art.25 L. 241/1990, stabilisce infatti che “Il rilascio di copia è subordinato soltanto al rimborso del costo di riproduzione, salve le disposizioni vigenti in materia di bollo, nonché i diritti di ricerca e di visura”. Anche il Regolamento in materia di rimborso dei costi di riproduzione, per il rilascio di copie e diritti di ricerca di atti e documenti, richiesti a seguito dell’esercizio del diritto di accesso, trasmesso dal MIUR con il decreto 662/ 2019 costituisce un riferimento di massima. I diritti di visura e ricerca che si sostanziano nel corrispettivo dell'attività istruttoria svolta dagli uffici vanno quindi sempre richiesti anche in caso di copie digitali degli atti richiesti ferma restando la necessità di una previsione nel regolamento della scuola.
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Data di pubblicazione: 20/06/2024
Un alunno di classe terza della scuola secondaria di primo grado ha svolto una prova d'esame a matita: è valida?
L’elaborato scritto di un esame per il conseguimento di un titolo di studio con valore legale costituisce documento formale che sarà oggetto di valutazione, concorrendo a definire la posizione del candidato. In base al contenuto dell’elaborato infatti la commissione attribuirà un punteggio che deve essere verificabile anche a distanza di tempo. Come tale, all’elaborato possono applicarsi le norme generali in tema di redazione e stesura degli atti pubblici definite dall’art. 7 del DPR 445/2000 per cui: “I decreti, gli atti ricevuti dai notai, tutti gli altri atti pubblici, e le certificazioni sono redatti, anche promiscuamente, con qualunque mezzo idoneo, atto a garantirne la conservazione nel tempo”. Or bene, come noto, la scrittura a matita non garantisce stabilità e definitività all’atto corretto, potendo generare dubbi di legittimità e veridicità sui voti attribuiti. La commissione potrà quindi considerare la verifica valida e valutabile a tutti gli effetti, ma al fine di evitare possibili cancellature o sbiadimenti si consiglia di fotocopiarla e di attestare sulla fotocopia la conformità alla prova originale corretta.
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Data di pubblicazione: 19/06/2024
Progetti PNRR: chiarimenti in merito al pagamento delle fatture in caso di ritardo nell'erogazione dei fondi da parte del Ministero...
In riferimento al quesito posto, si precisa che la normativa citata, il Decreto Legge 6 luglio 2011 n. 98, articolo 15, comma 1-bis, si riferisce agli enti sottoposti a vigilanza da parte dello Stato. In questa definizione sono inquadrati “gli enti di diritto privato sottoposti a controllo da parte di amministrazioni pubbliche, oppure gli enti costituiti o vigilati da pubbliche amministrazioni nei quali siano a queste riconosciuti, anche in assenza di una partecipazione azionaria, poteri di nomina dei vertici o dei componenti degli organi”. Orbene, come può facilmente dedursi, le istituzioni scolastiche non rientrano certamente in questa tipologia di enti. Esse, ai sensi dell’art. 1, comma 2, del D.Lgs. 165 del 30.03.2001, sono Pubbliche Amministrazioni, non sottoposte alla vigilanza dello Stato, ma sottoposte al controllo amministrativo contabile da parte dei Revisori dei Conti, ai sensi dell’art. 49 del D.I. 129 del 28.08.2018, Regolamento di Contabilità, che disciplina il controllo di regolarità amministrativa e contabile di cui all’articolo 1, comma 1, lettera a), e all'articolo 2 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 286 e al decreto legislativo 30 giugno 2011, n. 123; gli articoli di interesse sono anche il 50, 51 e 52 del medesimo Regolamento. Per quanto riguarda, in particolare, il disavanzo di competenza, si precisa quanto segue: - Il conto finanziario Modello H, che, unitamente al modello K, conto del patrimonio, costituisce il conto consuntivo), è il prospetto che riepiloga i dati contabili delle entrate e delle spese, rilevando così lo stato di attuazione del Programma annuale della Scuola nel relativo esercizio finanziario in conto competenza. - Le entrate rilevate sono quelle accertate, riscosse e rimaste da riscuotere; le spese rilevate sono quelle impegnate, pagate e rimaste da pagare. - Le entrate rimaste da riscuotere e le spese rimaste da pagare rappresentano rispettivamente i residui attivi e i residui passivi. - Confrontando il totale delle entrate accertate in conto competenza con il totale delle spese impegnate in conto competenza si ottiene l’avanzo, il pareggio o il disavanzo di competenza, a seconda che l’importo delle entrate sia maggiore, uguale o minore di quello delle spese. L’avanzo o il disavanzo di competenza viene ad essere calcolato con i soli dati tratti dal Modello H del conto finanziario, ed evidenzia la misura dei criteri di gestione dei fondi assegnati in conto competenza ad ogni singola Istituzione. Se viene rilevato un disavanzo di competenza, in buona sostanza, significa è stato impegnato più di quanto accertato nell’esercizio finanziario di riferimento. Significa anche che la scuola è dotata di un avanzo di amministrazione che ha consentito di impegnare somme utilizzando parte dell’avanzo di amministrazione. Questo dato è di basilare importanza anche per la stesura del Programma annuale in quanto l’avanzo di competenza porta all’incremento dell’Avanzo di Amministrazione, mentre il disavanzo di competenza conduce al decremento dell’Avanzo di Amministrazione. Di contro, è invece amministrativamente e contabilmente rilevante l’avanzo di amministrazione al termine dell’esercizio finanziario di riferimento: la prescrizione è quella di avere, a fino esercizio, un avanzo di amministrazione, e non un disavanzo di amministrazione. Ai sensi dell’art. 7 del D.I. 129/2018 citato, si evidenzia, infatti, in particolare: 1. Nel programma annuale è iscritta come posta a sé stante, rispettivamente dell'entrata e della spesa in termini di competenza, l'avanzo o il disavanzo di amministrazione presunto al 31 dicembre dell'esercizio precedente cui il bilancio si riferisce. 2. Al programma annuale è allegata una tabella dimostrativa del predetto avanzo di amministrazione presunto e un prospetto nel quale sono indicati i singoli stanziamenti di spesa correlati all'utilizzazione dell'avanzo. Detti stanziamenti possono essere impegnati solo dopo la realizzazione dell'effettiva disponibilità finanziaria e nei limiti dell'avanzo effettivamente realizzato. 3. Nella formulazione del programma annuale deve tenersi conto del disavanzo di amministrazione presunto al fine del suo assorbimento. Il Consiglio d'istituto, nella deliberazione del programma annuale, deve illustrare i criteri adottati per pervenire all'assorbimento dello stesso disavanzo di amministrazione. E’ quindi rilevante quanto declinato all’interno del comma 3 del citato art. 7, ovvero che non è ammesso un “disavanzo di amministrazione” e, qualora si verifichi, è obbligatorio adottare un piano di rientro che preveda di colmare al più presto tale negatività. Pertanto, entrando nel merito del caso in trattazione alla luce dell’excursus normativo sopra riportato, il problema, a nostro avviso, non riguarda l’eventuale verificarsi di un disavanzo di competenza, bensì di disporre di una giacenza di cassa che possa consentire la copertura del finanziamento PNRR quale anticipazione. A tal proposito, in relazione ai tempi di pagamento, si ricorda che la Circolare MEF n. 25/2024 indica, in termini operativi, la puntuale programmazione dei pagamenti, ovvero che “Al fine di evitare ritardi nei pagamenti e prevenire la creazione di situazioni debitorie, giova ricordare, in via generale, che ciascuna amministrazione deve presidiare l’intero ciclo della gestione del bilancio, ponendo l’attenzione costante anche alla programmazione dei flussi di entrata e di uscita nel corso dell’esercizio e alle disponibilità effettive di cassa. In tale ambito, compete agli organi di amministrazione l’adozione di opportune misure organizzative, atte ad assicurare la regolare e ordinata assunzione degli impegni di spesa in coerenza al programma dei pagamenti e ai relativi stanziamenti di cassa, ai fini del rispetto dei termini di pagamento previsti dalla disciplina vigente in materia.” Siamo inoltre a conoscenza che alcuni Operatori Economici, consapevoli dei problemi delle scuole nel procedere con consistenti anticipi di cassa, inviano fatture aventi termini di pagamento a 90 giorni.
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Data di pubblicazione: 17/06/2024
Acquisto di biglietti per viaggi presso i gestori dei servizi di trasporto: va richiesto il CIG?
L’art. 56, comma 1 lettera o), del D.Lgs. 36/2023 dispone che “Le disposizioni del codice relative ai settori ordinari non si applicano agli appalti pubblici: […] concernenti i servizi di trasporto pubblico di passeggeri per ferrovia o metropolitana [..]. Trattasi, a nostro avviso, dei contratti di gestione “concernenti i servizi di trasporto pubblico di passeggeri per ferrovia o metropolitana” (poi richiamati anche all’art. 149, comma 3, del codice) e non l’acquisto finale di biglietti per il trasporto ferroviario di passeggeri che, chiaramente, discende dal contratto ab origine. Ampliando l’argomento, occorre precisare che, come anche indicato nelle FAQ B2 e C1 (https://www.anticorruzione.it/-/tracciabilit%C3%A0-dei-flussi-finanziari) “la normativa sulla tracciabilità dei flussi finanziari si applica anche ai contratti esclusi dall’applicazione del codice, nei settori ordinari (articolo 56 del codice) e speciali (articolo 141 e seguenti del Codice) (vedi par. 2.8 della Determinazione n. 4 del 7 luglio 2011 aggiornata con Delibera n. 585 del 19 dicembre 2023)” ad esclusione delle “seguenti fattispecie: i contratti di lavoro conclusi dalle stazioni appaltanti (articolo 56, comma 1, lett. m) del Codice dei contratti pubblici; gli appalti di cui all’articolo 56, comma 1, lett. a) del Codice dei contratti pubblici; […] le convenzioni in materia di difesa, protezione civile e prevenzione contro i pericoli sottoscritte da organizzazioni e associazioni senza scopo di lucro, di cui all’art. 56, comma 1, lett. n) del Codice dei contratti pubblici, nel caso in cui questi rivestano carattere non oneroso per l’amministrazione procedente (par. 2.8 della Determinazione n. 4 del 7 luglio 2011 aggiornata con Delibera n. 585 del 19 dicembre 2023); […] i contratti aventi ad oggetto i servizi forniti da banche centrali di cui all’art. 56, comma 1, lett i) del Codice dei contratti pubblici”. Pertanto, da un'attenta lettura delle disposizioni sopra citate, si evince che, tranne i casi di esplicita esclusione dagli obblighi di tracciabilità e acquisizione del CIG, i (restanti) contratti esclusi dall’ambito di applicazione del codice, come elencati all’art. 56, non sono sottratti alla normativa sulla tracciabilità dei flussi finanziari. Tuttavia, si ritiene che ciò non riguardi il caso in trattazione in quanto, discendendo l’acquisto diretto di biglietti presso il gestore dei servizi di trasporto (Trenitalia) dal contratto di gestione, gli obblighi in tema di tracciabilità sono già assolti all’atto della stipula del contratto originario. Il quadro sopra rappresentato, a nostro avviso, appare coerente con quanto riportato nella risposta ANAC alla FAQ C11 ove si legge che “L’acquisto di biglietti per viaggi presso i gestori dei servizi di trasporto non è soggetto a tracciabilità”. Pertanto, per dare concreta risposta alla seconda e terza domanda poste nel quesito, siamo dell’avviso che: - Non sia obbligatoria l’acquisizione del CIG per l’acquisto della biglietteria ferroviaria direttamente sul portale del gestore Trenitalia - Sia possibile acquistare biglietti di trasporto pubblico sul sito di Trenitalia senza necessariamente passare dal MEPA (o acquisire il CIG come da Comunicato del Presidente dell’ANAC 10.01.24)
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Data di pubblicazione: 18/06/2024
Distributori automatici: la ditta chiede l'adeguamento dei prezzi agli indici Istat...
Nella Scuola che dirigo sono presenti dei distributori automatici. La ditta con la quale è stato stipulato il contratto di concessione ha inviato...
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Data di pubblicazione: 18/06/2024
Distributori automatici: dubbi sulla scheda ANAC più appropriata da scegliere per giungere all'estrazione del CIG...
Siamo costretti ad una risposta provvisoria, perché proprio in questi giorni le schede ANAC: - sono diventate modificabili da maggio 2024; - si sono recentemente arricchite di nuovi esemplari, che sono ancora all’esame delle Istituzioni Scolastiche in questa prima fase. Il problema di fondo, infatti, sembra essere la tendenza delle scuole ad usare il MePA solo quando assolutamente obbligatorio: questo ha impedito, finora, l’utilizzo di schede diverse da AD3 ed AD5 ed ha reso stabile la prassi di celebrare il confronto comparativo, anche in caso di concessione di servizi, fuori dal MePA, per poi usare il MePA solo per un affidamento diretto (anche quando diretto non è). In questa fase, dunque, stiamo sperimentando: AD2.28: è una scheda da affidamento, e dunque non sembra in linea con l’art. 187 D.Lgs. 36/2023, che richiede una procedura negoziata a dieci operatori per le concessioni sotto soglia. Potrebbe essere in linea con gli affidamenti diretti di cui parla il Quaderno n. 2 per valori inferiori a 140.000 euro, affidamenti diretti con i quali non siamo mai stati d’accordo; P2_19: è un vero bando, e pare in linea con l’art. 187 D.Lgs. 36/2023 per le ipotesi di procedure aperte. Sembra pertanto la risposta al quesito; P7.1.3: sembra la scheda più in linea con la procedura negoziata, ma ancora nessuna scuola l’ha usata (a nostra conoscenza). Ne stiamo sondando la compatibilità con le procedure delle scuole.
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Data di pubblicazione: 18/06/2024
Concorso docenti: un candidato chiede accesso agli atti della prova orale sostenuta ma la procedura concorsuale non si è ancora conclusa...
Questa scuola è sede d'esame per concorso docenti DDG 2575 del 06/12/2023, si riceve da parte di un candidato al concorso, accesso agli atti della prova...
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Data di pubblicazione: 18/06/2024
Docente in assegnazione provvisoria: chi deve emettere il provvedimento di superamento/mancato superamento del periodo di prova?
Dal complesso delle disposizioni del D.M. n. 226/2022 si evince che il dirigente scolastico della scuola di servizio del docente neoimmesso deve condurre una istruttoria, consistente nell’attività di osservazione dello stesso di cui parla l’art. 13, c. 3 del D.M. n. 226/2022 e di cui deve essere dato conto al comitato di valutazione ex comma 4 del citato art. 13. Alla luce del fatto che è detto dirigente a condurre l’istruttoria e alla luce della possibilità per il medesimo di discostarsi dal parere del comitato (art. 13, c. 5, D.M. n. 226/2022), si ritiene che debba essere il dirigente della scuola di servizio ad adottare il provvedimento di conferma in ruolo/ripetizione del periodo di formazione e prova (art. 14, cc. 2 e 3, D.M. n. 226/2022). Tuttavia, chi scrive è a conoscenza del fatto che alcuni Uffici di Ambito territoriale hanno dato indicazioni diverse, ovvero hanno ritenuto che spetti al dirigente della scuola di titolarità adottare i provvedimenti di cui ai commi 2 e 3 dell’art. 14 del D.M. n. 226/2022, in coerenza con il fatto che – come noto – spetta alla istituzione scolastica di titolarità registrare su SIDI le assenze e gestire lo stato giuridico ed economico del personale in assegnazione provvisoria. Si consiglia dunque di interloquire con l’Ufficio di Ambito territorialmente competente al fine di conformarsi alle sue eventuali indicazioni.
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Data di pubblicazione: 17/06/2024
A quanti giorni di ferie hanno diritto i dipendenti a tempo determinato dopo tre anni di servizio?
In merito al quesito posto si riporta l'Orientamento ARAN CIRS17 del 24 febbraio 2021 relativo, per l'appunto, alle ferie spettanti al personale a t.d. "A quante ferie hanno diritto i dipendenti a tempo determinato dopo tre anni di servizio? In merito, va osservato che da un lato l’art. 19 del CCNL 29.11.2007 comparto Scuola ( ora cfr art. 35 CCNL 2024) prevede che “al personale assunto a tempo determinato […] si applicano, nei limiti della durata del rapporto di lavoro, le disposizioni in materia di ferie […] stabilite dal presente contratto per il personale assunto a tempo indeterminato, con le precisazioni di cui ai seguenti commi”. Tra le citate precisazioni assume rilevanza quella di cui al comma 2 del medesimo art. 19, in base alla quale “Le ferie del personale assunto a tempo determinato sono proporzionali al servizio prestato”. (Anche l'art. 35 del nuovo CCNL 2024 al comma 2 prevede che le ferie del personale assunto a tempo determinato sono proporzionali al servizio prestato). Dall’altro, con riferimento all’istituto delle ferie, l’art. 13, comma 4, del CCNL in parola prevede che “dopo 3 anni di servizio, a qualsiasi titolo prestato, ai dipendenti di cui al comma 3 spettano i giorni di ferie previsti dal comma 2”. La norma in parola non prevede l’obbligo della continuità dei 3 anni di servizio né una durata minima dei periodi da prendere in considerazione. Pertanto, il combinato disposto delle norme sopra richiamate induce a ritenere che - fermo restando che le ferie maturate dal personale a tempo determinato sono proporzionali al servizio prestato - laddove il dipendente abbia complessivamente maturato 3 anni di servizio, allo stesso competano 32 giorni di ferie per anno scolastico". Pertanto, per avere diritto a 32 giorni di ferie annuali (fermo restando che le ferie maturate dal personale a tempo determinato sono proporzionali al servizio prestato) è necessario aver svolto almeno tre anni di servizio a qualunque titolo anche non continuativi. Quindi per anzianità di servizio si intende servizio a qualunque titolo prestato e quindi anche quelli a tempo determinato. Mentre per i docenti il riferimento è ai 180 giorni per il personale ATA non si ritiene applicabile la previsione dell’attività di durata di 180 giorni ad anno scolastico oppure quella ininterrotta dal 1° febbraio a fine anno che è considerata come annuale; per il personale ATA è utile soltanto il servizio, effettivamente prestato nelle scuole e istituzioni educative statali che sia stato regolarmente retribuito. Quindi, a nostro avviso, per tre anni di servizio si intende il raggiungimento dei mesi effettivi necessari anche se spezzettati. Se la quota dei tre anni di servizio è raggiunta durante l'anno vorrà dire che per quell'anno scolastico avrà già diritto a 32 giorni di ferie annuali ferma restando che i giorni effettivamente spettanti sono proporzionali al servizio prestato.
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Data di pubblicazione: 20/06/2024
Utilizzo dei locali al di fuori dell'orario scolastico: a chi compete la concessione degli spazi?
Nella soluzione di queste questioni, viene spesso in rilievo il protocollo d’intesa del settembre 2000 fra l’allora Ministero della Pubblica Istruzione, le associazioni degli enti locali e le rappresentanze sindacali. In realtà, il protocollo non è di grande aiuto, per queste ragioni: - nasce in un momento in cui l’autonomia scolastica è ancora agli albori; - è precedente a tornate di contrattazione collettiva che hanno cambiato il quadro delle mansioni dei dipendenti dell’Istruzione; - al punto C), dove si tratta di pre e post scuola, si prendono in considerazione entrambe le ipotesi (competenza della scuola e dell’ente locale) senza fissare una prevalenza. Queste ed altre considerazioni hanno prodotto la prassi eterogenea che diventa terreno fertile per rimpalli di competenza come quello sotteso al quesito. I dati rilevanti per risolvere la questione specifica sono i seguenti: - l’individuazione di un operatore economico cui affidare il servizio non può essere fatta (solo) dai genitori perché questi non possono procedere ai controlli: l’operatore potrebbe non avere i requisiti per contrarre con la pubblica amministrazione, e i genitori non possono controllare le autocertificazioni in tema di (per dirne solo una) antipedofilia; - il Comune non ha torto quando parla di canone per la concessione del servizio, ma questo ragionamento vale anche per la scuola. Più che spesso, infatti, si è tentato di sottrarre l’affidamento di servizi di questo tipo all’applicazione del Codice dei Contratti Pubblici per non dover procedere a gara, a volte passando per l’art. 38 D.I. 129/2018, a volte indicando la competenza comunale. Le medesime ragioni che impongono al Comune di incassare un canone per la concessione di un servizio, tuttavia, valgono anche per la scuola. In un quadro come questo, una soluzione che prescinda dall’accordo con l’ente locale non esiste, o meglio non è contemplata né dalla normativa né da un protocollo d’intesa che, negli anni, nessuno ha inteso rinnovare. Occorrendo un accordo bilaterale, e non essendoci i presupposti per concluderlo, la scuola sembra essere l’unico soggetto interessato a realizzare il servizio, e dunque deve farsi parte diligente. Se quindi il quesito è diretto a capire se esiste un modo di forzare la competenza comunale, la risposta è negativa: evidentemente l’ente locale lo sa, e pertanto resiste a qualunque tipo di accordo che ne preveda una competenza. Non è un comportamento frequente, ma nemmeno inaudito. Volendo quindi trovare una soluzione di competenza scolastica (e sulla base del desidero di procedere manifestato), ripercorriamo un iter cui abbiamo già dato corpo nei quesiti. Nel caso di specie, la concessione dei locali non è “precaria e temporanea” e dunque sembrerebbe doversi escludere il percorso procedurale previsto dall’art. 38 D.I. n. 129/2018. Sembra piuttosto darsi luogo, nella fattispecie rappresentata nel quesito, a una concessione dei locali in orario extrascolastico che ha carattere di stabilità – posto che si protrae per tutto l’anno scolastico – e a cui dunque devono ritenersi applicabili gli artt. 94-96 D.Lgs. n. 297/1994 e il punto E) del Protocollo di Intesa sottoscritto tra il MPI, da un lato e UPI, ANCI, UNCEM e organizzazioni sindacali, dall’altro, in data 12 settembre 2000. Quest’ultimo stabilisce, circa l’uso delle strutture scolastiche in periodi di interruzione delle attività didattiche: “Ferme restando la deliberazione degli organi competenti della Scuola e la necessaria autorizzazione dell’Ente Locale, l’apertura delle scuole in orario extra scolastico e durante i periodi di interruzione dell’attività didattica, favorirà lo sviluppo di attività educative, culturali, sociali e civili, promosse anche da Associazioni del territorio e sarà oggetto di specifici accordi tra l’Istituzione scolastica e gli Enti interessati. I relativi oneri saranno posti a carico dell’Ente utilizzatore. Il rapporto tra Istituzioni Scolastiche ed Enti Locali, per le attività promosse od organizzate da questi ultimi, sarà regolato, in relazione alle necessità di apertura, chiusura e pulizia dei locali delle strutture scolastiche utilizzate, dalle convenzioni locali, nell’ambito dei contenuti economici contemplati nel successivo art. 4. Naturalmente le Istituzioni Scolastiche stesse, sempre nell’ambito dell’ampliamento della loro offerta, potranno organizzare attività estive anche con il concorso di risorse che gli Enti Locali metteranno a disposizione, valutati i progetti presentati.” Alla luce dei riferimenti sopra riportati, la procedura da seguire può essere la seguente: - inserimento nel PTOF della dicitura sopra riportata circa i progetti organizzati e gestiti dai comitati dei genitori; - richiesta di autorizzazione all’Ente locale, presentata solo per vederlo coinvolto nel procedimento e darne notizia; - delibera del consiglio di istituto circa i criteri e limiti di utilizzazione dei locali scolastici da parte di terzi ex art. 45, c. 2, lett. d), D.I. n. 129/2018. Il regolamento dell’istituzione scolastica deve in particolare essere integrato per prevedere anche le ipotesi del quesito (ovvero di utilizzazione dei locali non temporanea e precaria), estendendo a esse quanto previsto dall’art. 38 D.I. n. 129/2018: ovvero che il concessionario si assume gli obblighi di custodia dei locali ricevuti e dei beni ivi contenuti ed è gravato in via esclusiva di ogni responsabilità connessa alle attività che svolge nei predetti locali, con riferimento agli eventuali danni arrecati a persone, a beni nonché alle strutture scolastiche, previa stipula di apposita polizza assicurativa; - sottoscrizione di una convenzione con l’operatore individuato tramite procedura comparativa. Nella risposta ad altri quesiti abbiamo più volte specificato come sarebbe applicabile la normativa sulle concessioni di servizi.
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Data di pubblicazione: 20/06/2024
Affidamento diretto del servizio di sorveglianza sanitaria: come procedere per stabilire il valore di stima del contratto?
Dobbiamo affidare il servizio di sorveglianza sanitaria ad una società di servizi (SRL). Si chiede come procedere per stabilire il valore...
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Data di pubblicazione: 20/06/2024
Corso Dig.Comp 2.2: è possibile imputare al 40% dei costi indiretti le spese per i voucher relativi all’esame?
In riferimento al DM 66/2023, sui percorsi di formazione sulla transizione digitale rivolto al personale scolastico, nell'organizzare il corso DigComp 2.2...
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Data di pubblicazione: 17/06/2024
Dubbi sul riconoscimento giuridico della domenica compresa all'interno di un periodo di supplenza breve..
Gentile utente, il riferimento normativo per i rapporti di lavoro a tempo determinato del personale ata relativi all'anno scolastico 1995/1996 sono contenuti nell'art. 53 del CCNL 1995/1997 che al comma 4 prevede: "Le Domeniche, le festività infrasettimanali e il giorno libero dall’attività di insegnamento, ricadenti nel periodo di durata del rapporto medesimo, sono retribuite e da computarsi nell’anzianità di servizio." Le disposizioni sono state poi ribadite nei successivi contratti, come quelle 2006\2009 che ha sostituito l'art. 53 con l'art. 60 e sono tuttora valide. Nel caso sottoposto si ritiene che la domenica 26/05 spetti giuridicamente perchè all'interno del rapporto di lavoro, mentre la domenica 2/06 alla fine del rapporto spetti solo economicamente se il lavoratore aveva completato tutto l'orario obbligatorio di servizio. Tale ultima disposizione è inserita nel nel contratto 2006/2009 perchè derivante dalle norme del codice civile ( art. 2109 comma 1). Per quanto riguarda la richiesta di correzione del certificato, ad una distanza di tempo notevole, a nostro parere bisognerebbe far riferimento alla scuola di attuale servizio, che si relazionerà con la scuola che lo ha emesso, per l'adeguamento alle disposizioni del contratto. A nostro parere, in prima battuta, va fatta una istanza di correzione alla scuola di attuale servizio.
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